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VIESTE |
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| Un
pò di storia |
Città
nata sulle rovine dell’antica Apeneste, dalla
dea Vesta, con il nome di Bibeste, poi Viveste e
definitivamente Vieste. Altri sostengono che sia
sorta sulle ceneri della cittá di Merino,
distante cinque chilometri dall’attuale centro,
distrutta nel 914 d.C.. Nello stesso anno la statua
di Santa Maria di Merino fu trasferita a Vieste.
Nell’aprile del 1294 vi naufragò Celestino
V e qui fu fatto prigioniero per ordine di Bonifacio
VII. Papa Alessandro III si imbarcò da Vieste
per incontrarsi a Venezia con Federico Barbarossa.
Federico II tornando da un suo viaggio in Sicilia
vi sbarcò nel 1250, anno della sua morte
avvenuta a Castelfiorentino. Fu sede vescovile sin
dal 1109 e fino al 1818, anno in cui il vescovado
passò a Manfredonia.
Tra i suoi vescovi ricordiamo Ugo Buoncompagni,
il futuro Papa Gregorio XIII. Nel 1532 fu presa
e saccheggiata dai Saraceni, che trucidarono moltissimi
cittadini nella località Chianca degli innocenti,
meglio conosciuta come “Chianca Amara”.
Fu feudo di Consalvo Cordova, poi dei Mendoza e
nel 1550 venne restituita al Regio Demanio. |
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| Da
visitare |
S. MARIA DELL’ASSUNTA.
Ne fa una prima menzione Alfano, vescovo della città
in una pergamena del 1019. Eretta a cattedrale intorno
ai primi decenni dell’XI secolo, fu poi trasformata
nel XIII secolo, forse da Federico II, e nuovamente
nel 1800.
All’interno, la statua lignea di Santa Maria
di Merino del quindicesimo secolo, venerata da tutti
i fedeli del luogo.
NECROPOLI LA SALATA. Nel territorio garganico i
complessi cimiteriali spesso venivano ubicati negli
anfratti delle grotte, sfruttando le naturali cavità
della roccia che venivano modellate per la deposizione
dei defunti. E’ questo il caso della necropoli
La Salata di Vieste, databile al IV-VI secolo d.
C., che rappresenta la testimonianza più
antica dell’arrivo dei primi cristiani sul
Gargano. Oltre all’importanza archeologica
questo luogo, tra i più suggestivi del Promontorio,
presenta aspetti rilevanti anche sotto il profilo
geologico, botanico e faunistico grazie a due sorgenti
che hanno creato un microambiente unico. Il pregio
e la varietà di questi aspetti hanno valso
a La Salata il riconoscimento di “Oasi archeologica
naturalistica” da parte del WWF che, attraverso
gli operatori locali, organizza visite guidate giornaliere
al sito.
ALLA SCOPERTA DEL TRABUCCO. Il Trabucco è
un antico strumento da pesca costruito in legno
di pino d’Aleppo. Secondo alcuni storici locali
il suo utilizzo risalirebbe addirittura al tempo
dei Fenici e, sicuramente, rappresenta il più
antico strumento di lavoro ancora in uso tra i pescatori
che operano lungo le coste di Peschici, Vieste e
Pugnochiuso. La struttura è costituita da
pali conficcati nella roccia e da un sistema di
funi che trattengono una grande rete detta trabocchetto
che sfrutta la confluenza delle correnti marine
per intrappolare il pesce. Si può visitare
l’ultracentenario Trabucco di San Francesco
in concessione al WWF di Vieste. Grazie alla maestria
di vecchi trabuccolanti, si potrà assistere
alla tradizionale pesca accompagnata dalla spiegazione
di tutte le operazioni. |
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