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  VICO DEL GARGANO
 
Un pò di storia 
Fu fondata sui resti dell’antica Civita, già Garraro, da Sveripolo, capo degli Schiavoni inviati dall’imperatore Ottone per scacciare i Saraceni nel 970. Dal 1150 al 1168 si chiamò Biccari, poi Bico e successivamente Casale Vici.
Fu feudo di diverse famiglie, tra cui i Pipino, i Bugariello, i Carafa, i Caracciolo, gli Spinelli, i Tarsia. Infine passò al Regio Demanio. Fu denominata definitivamente Vico del Gargano nel 1862.
Certamente fu popolata da uomini preistorici. Tra Vico, Peschici e Manacore sono stati ritrovati abbondanti resti preistorici, tombe, utensili, vasi e manufatti in pietra.
Da visitare 
Il CASTELLO fu costruito da Federico II nel 1240 dopo che una squadra navale veneta ebbe saccheggiato la terre del medio Adriatico, per scongiurare, quindi, altri possibili attacchi dal mare. Venne rimaneggiato in epoche successive.
La FORESTA UMBRA si estende su circa undicimila ettari suddivisi in più complessi: Umbra, Iacotenente, Ginestra, Sfilzi, Manotecca, Monte Barone e Istmo di Varano.
Il CONVENTO DEI CAPPUCCINI fu fatto edificare dal marchese di Vico Colantonio Caracciolo nel 1556. Tuttavia in seguito al terremoto del 1646 fu restaurato. Fu in quella occasione che fu consacrata la chiesa con il nome di Santa Maria degli Angeli e piantato il maestoso leccio sul sagrato. L’interno, a navata unica con cappelle sul lato sinistro, venne dotato di un ricco apparato ornamentale, tra cui il dipinto della “Madonna del latte” e la pregevole pala d’altare con la Madonna degli Angeli.
MUSEO TRAPPETO MARATEA. Nel cuore del borgo antico di Vico del Gargano, in un ambiente scavato nella roccia umida a pochi metri dal castello normanno-svevo e dalla Chiesa Madre, è ubicato il Museo Trappeto Maratea. Qui, tra macine e antichi arnesi, si rievocano memorie ed echi di un paese saldamente legato ai valori e alla religiosità dell’ulivo. Quando dentro orride caverne i “trappetare” sudavano al lume fioco delle lucerne per estrarre l’olio dalle olive. I trappeti, infatti, già attivi a partire dal XIV secolo, costituiscono un esempio di razionalizzazione del processo di produzione dell’olio, che però si alimentava della fatica di umili lavoratori. Vengono mostrate le varie fasi dell’antico processo, dalla molitura a trazione animale entro vasche di pietra, alla pressa delle olive con torchi in legno, alla dispersione delle acque di morchia nel sottosuolo attraverso un inghiottitoio detto inferno, fino alla raccolta della preziosa sostanza entro cisterne in pietra.