E’ aggrappata
ad un cono roccioso con una superficie a forma
triangolare. Del Castrum Sanctae Agathae si parla
per la prima volta in un Codice scritto dallo
storico longobardo Erchemperto, vissuto nella
seconda metà del IX secolo a.C. Antico
gastaldato longobardo appartenne a Landulphus
e a Pandulphus, principi di Benevento.
Situato per secoli su un punto importantissimo
per la difesa delle diverse dominazioni, prima
longobarda, poi bizantina, rappresentò
uno dei prirni ostacoli da superare da parte degli
imperatori dell’Irnpero franco-germanico
per conquistare la Puglia.
Nel 1862 prese l’attuale denominazione.
IL TESORO DI AGATONE. Il principe capuano Landolfo
fu uomo potentissimo e ricchissimo. Depredava
e sottometteva città e fortezze impadronendosi
dei poderi e razziando tutti i beni, anche quelli
ecclesiastici. Sottrasse infatti al convento di
Montecassino tutto il tesoro e lo nascose nella
rocca di Sant’Agata nei pressi di Capua,
nella quale aveva portato molti beni appartenenti
a tutte le persone depredate. La leggenda vuole
che un eremita di Sant’Agata di Puglia una
notte vide passare una moltitudine di uomini neri
che conducevano molte bestie cariche di fieno.
Domandò chi fossero e dove andassero, fu
risposto che il fieno sarebbe servito per bruciare
Pandolfo, principe di Capua, che già stava
per morire. L’eremita mandò subito
a Capua qualcuno per accertarsi di cosa stesse
succedendo. Il messaggero, giuntovi, vi trovò
il misero principe già morto, ed in quell’istante
il Vesuvio prese ad eruttare lava e lapilli. Sotto
quel fieno forse si nascondeva il leggendario
tesoro? E dove potrebbe oggi trovarsi?
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