In bella posizione su di una collina dove fioriscono abbondanti cespugli di rose, che danno appunto il nome al paese, si adagia Roseto Valfortore. Al tempo dei Bizantini era solo un castello e fu popolata dai Normanni poco prima dell’anno mille. Fu saccheggiata da Guglielmo II quando era signore Giordano, conte di Ariano. Sotto gli Angioini fu feudo di Giacomo de Assignol, poi passò a Bartolomeo de Capua che la vendette a Ferrante Lombardo di Troia. Nel 1630 era di Orazio Brancia, infine nel 1655 fu, insieme alla contrada Vetruscelli, di Giuseppe Saggese di Foggia.
Abolita la feudalità, nel 1806 Roseto acquistò l’autonomia amministrativa. Dal 1862 le venne data la specificazione di Valfortore per distinguerla dalle altre Roseto.
NellArchivio della chiesa parrocchiale si conserva un memoriale dove si racconta di un contadino di Roseto che, arando, rinvenne un bellissimo anello tempestato di gemme preziose. Il curato, a cui il contadino era andato per consiglio, gli propose di farne dono a re Ferdinando. Il contadino, contento dell’idea, si recò a Napoli dove fu presentato al re che, preso l’anello, lo intascò ed in fretta chiuse la carrozza dirigendosi verso Portici. Il commento del memorialista fu il seguente:”... e non gli disse nemmeno grazie!”. |