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  PESCHICI
 
Un pò di storia 
Fu fondata nel 970 da Sveripolo, comandante degli Schiavoni e fu sede di terraferma dell’Abbazia di Santa Maria di Tremiti. Fu popolata appunto dagli Schiavoni e dai Dalmati per fronteggiare i ripetuti attacchi dei Saraceni.
Il nome o è allusione alla pescosità del mare, o derivazione dal termine serbo-croato indicante la parola “sabbia”. Fu feudo del Conte Loffredo di Lesina. Nel 1177 Guglielmo II la donò a sua moglie Giovanna. Successivamente fu feudo dei conti di Gravina, dei Regina, dei Turboli e dei Pinto. Nel suo territorio sono stati esplorati numerosi stanziamenti preistorici, con grotticelle funebri artificiali, dal neo-eneolitico di età del Bronzo e del Ferro.
Da visitare 
MINIERA ENEOLITICA DI VALLE SBERNIA. Il prontorio del Gargano è una delle principali aree di produzione di schegge “neolitiche”. Valle Sbernia diventò i un’area di estrazione a cielo aperto tra le più prolifiche, fornendo materiale che si sarebbe diffuso tra le genti fino al versante tirrenico.
S. MARIA DI CÀLENA fu costruita probabilmente prima del Mille, nella prima metà dell’XI secolo fu donata da Leone, arcivescovo di Siponto, all’abbazia benedettina delle Tremiti. Nel 1059, il principe Riccardo di Capua l’avrebbe donata all’abbazia di Montecassino.
Nella chiesa di S. ELIA vi è un pregevole dipinto raffigurante la Madonna col Bambino, San Domenico e San Pietro martire.
MADONNA DI LORETO. Secondo una tradizione diffusa la suggestiva chiesetta della Madonna di Loreto fu edificata tra il XVI e il XVII secolo sul luogo, poco distante dall’abitato di Peschici, dove era apparsa la Madonna a un gruppo di marinai travolti dalla burrasca. In memoria del prodigioso evento la costruzione fu dimensionata secondo le misure dell’imbarcazione miracolata e da allora le pareti del sacro edificio si ricoprono di caratteristici ex voto. La bianca mole della chiesa, occhieggiante tra il verde degli ulivi, si alza su una doppia rampa di scale che incorniciano una grotticella con una statua votiva della Vergine. Completano il prospetto il portate in pietra, oggi impreziosito da una nuova porta lignea, e il campanile a vela, che riprende una tipologia molto diffusa in area garganica. All’interno un atrio a tre campate precede l’aula unica absidata coperta da un tetto a capriate.
GROTTONE E NECROPOLI DI PUNTA MANACCORA. Studi condotti dalla Sovrintendenza Archeologica della Puglia hanno evidenziato la frequentazione del territorio di Peschici durante tutta la Preistoria. Infatti a partire dal II millennio a. C. le tribù dell’entroterra garganico si trasferirono lungo le coste stabilendo gli insediamenti preferibilmente su alture rocciose prospicienti il mare. E’ questo il caso del villaggio di capanne che si arroccava sul promontorio di punta Manaccora. Alla base dell’altura, nel cosiddetto Grottone di Manaccora, l’indagine archeologica ha rivelato le tracce di una capanna di cui restano ancora le buche per l’alloggiamento dei pali di sostegno. Qui, inoltre, sono state rinvenute diverse testimonianze sulle attività svolte dagli antichi capannicoli, quali la tessitura e la lavorazione dei metalli, che fissano la datazione dell’insediamento all’età del Bronzo. Ma le diverse cavità della roccia hanno restituito anche corredi e segni di sepolture, riferimento evidente dell’uso funerario, oltre che di ricovero, della grotta. A questo scopo era pure adibita una vicina grotticella a strapiombo sul mare, dove sono ancora chiaramente visibili i loculi per la deposizione dei defunti. Da questo luogo, attraverso due suggestivi archi naturali che l’erosione ha disegnato nel calcare, i visitatori potranno ammirare il panorama di una delle più belle baie di Peschici.
Il CASTELLO fu costruito dai Normanni nel 1050 e successivamente appartenne all’abbazia di Santa Maria di Tremiti. Distrutto, fu ricostruito nel 1600.
TRA LE SEGRETE DEL CASTELLO DI PESCHICI. Sulla punta più settentrionale della Puglia continentale, da cui si può ammirare quasi per intero la splendida costa garganica, sorge il millenario castello di Peschici. La roccaforte fu costruita in epoca medievale per garantire le terre garganiche dalle incursioni saracene, ma nel corso dei secoli ha subito diversi rimaneggiamenti. Durante il viceregno spagnolo del XVI secolo, per far fronte al temuto “pericolo turco”, il castello fu inserito nell’articolato sistema difensivo costiero e, per l’occasione, fu alzato il recinto baronale che ancora oggi cinge le strutture medievali. Grazie a un accurato restauro oggi si può rivivere la suggestione di passeggiare attraverso antiche segrete in pietra viva e penetrare nei meandri di ambienti dal pavimento ancora in roccia la stessa della Rupe su cui sorge la rocca. In queste sale per tutta l’estate sarà possibile ammirare la mostra “Frammichele: le sculture - Il primitivismo futurista”, composta da manufatti in argilla sospesi tra forme avveniristiche e temi arcaici e tardizionali, che trovano in questo affascinante scenario l’ambientazione ideale.