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  MONTE SANT'ANGELO
 
Un pò di storia 

Nacque intorno ad una grotta ove, miracolosamente, apparve l’Arcangelo Michele.
I primi a popolare quel sacro sito furono i pochi pastori locali e quei pellegrini desiderosi di concludere la loro esistenza in preghiera e penitenza.
Nel 663 fu distrutta da Costante II insieme al Santuario. Fu riedificata e più tardi restaurata dalle fondamenta dall’imperatore Lodovico II. Le possenti mura furono rialzate da Roberto il Guiscardo e resistettero, solidissime, per tre giorni all’assedio di Lotario III nel 1137. Fu feudo di Giorgio Castriota Scanderbeg nel 1464 e successivamente passò a Consalvo di Cordova. Nel 1542 la città fu venduta agli eredi di Consalvo fino a diventare proprietà di Geronimo Grimaldi di Genova. Un triste episodio storico è legato ad Alfonso d’Aragona e a suo figlio Ferdinando I, che assalirono e depredarono il Santuario sottraendone i sacri tesori; i cittadini, pieni di sdegno, nel 1496 aprirono le porte della città ai Francesi, che vi si stabilirono sottraendola al dominio degli Aragonesi.

Da visitare 
IL MISTERO DELLA TOMBA DI ROTATI. Ancora incerta è la datazione e la funzione della costruzione. Secondo molti studiosi non si tratta di un sepolcro, come il nome ed il bassorilievo lascerebbero credere, bensì di un battistero che nel XII secolo, Rodelgriomo e Pagano da Parma, fecero costruire e coprire con una cupola.
LE APPARIZIONI DELL’ARCANGELO MICHELE. Tre volte apparve l’Arcangelo. Tali apparizioni sono conosciute con il nome di Toro, della Vittoria e della Dedicazione. In particolare viene ricordata l’ultima, del 29 settembre 493: il Vescovo di Siponto, Lorenzo Maiorano, vide nei pressi di una caverna l’Arcangelo che impresse l’orma del piede nella roccia, affermando che lì dovesse sorgere la sua chiesa. La stessa scena è riprodotta su uno dei ventiquattro pannelli di bronzo delle porte del Santuario, dono del nobile amalfitano Pantaleone III.
SANTUARIO DI SAN MICHELE. La storia dei Santuario trae le sue origini da tre apparizioni verificatesi dal 490 al 493 d.C.
Il santuario di San Michele, che ha le sue origini intorno alla metà del sec. VI, più volte ha subito saccheggi e distruzioni. Furono Carlo I D’Angiò e suo figlio Carlo II a volere l’ingresso attuale. In fondo alla scalinata si possono ammirare le porte di bronzo. La navata, che risale alla seconda metà del XIII secolo, e invece in stile gotico. Autori della navata, così come del campanile ottagonale (1282), i fratelli architetti Giordano e Maraldo. La statua di San Michele di puro marmo bianco fu scolpita da Andrea Contucci. (1507).
Da ammirare anche la preziosa statua dell’Arcangelo, la sedia episcopale del sec. XII, la croce d’argento di Federico II, il meraviglioso Campanile ottagonale, la Tomba di Rotari del XII sec (anch’essa decretata monumento nazionale), ed infine il portale romanico del sec. XI.
BATTISTERO DI SAN GIOVANNI IN “TUMBA” (DETTO “TOMBA DI ROTARI”). Il nome Tumba deriva dalla calotta semisferica che ricopre il corpo prismatico in forma di ottagono su tre ordini architettonici, che si eleva sull’edificio a pianta quadrata. Di un certo interesse le sculture con scene tratte dalla Bibbia e dal Vangelo che si trovano all’interno. Da segnalare il pavimento del Battistero, su cui venne rinvenuta l’antica fonte battesimale per il rito “ad immersione”.
CHIESA DELLA SS. TRINITA’ ED EX CONVENTO DELLE CLARISSE. Sorto agli inizi del ‘400, il complesso, inizialmente dedicato a Santa Chiara, fu ricostruito nel secolo XVII in stile barocco. La chiesa fu consacrata nel 1665 dall’Arcivescovo sipontino Vincenzo Maria Orsini, futuro papa Benedetto XIII. Oggi il convento, adibito ad auditorium comunale, è divenuto sede del Centro Studi Micaelici dell’Università degli Studi di Bari.
IL CASTELLO. Lo si riconosce subito per la “Torre dei Giganti”. Furono i Normanni ad ampliare la colossale struttura, sorta nell’838, e a farne un baluardo difensivo, mentre gli Svevi eressero la grande torre. Anche questo fu un luogo caro a Federico, che qui fece dimorare l’amata Bianca Lancia ed i figli Costanza, Violante e Manfredi. Gli Angioini lo usarono invece come fortezza militare e prigione di Stato. Una leggenda legata alla fortezza di origine sveva ci racconta dell’inquieta regina di Napoli, Giovanna I d’Angiò, prigioniera nelle sale del castello e qui assassinata nel 1382.
Dopo alteme vicende storiche, nel 1907 il castello divenne proprietà del comune di Monte Sant’Angelo.
CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE. Sono soprattutto gli affreschi la sua attrattiva principale, in particolare spicca un San Michele Arcangelo di epoca bizantina ed il portale, raffigurante la “Mater Dei” in trono, con ai lati gli Arcangeli Michele e Gabriele e, genuflessi, Costanza ed il figlio Federico II. Di lato due aquile imperiali, simbolo degli Svevi.
MUSEO ETNOGRAFICO “TANCREDI”. Il museo delle arti e tradizioni popolari del Gargano, allestito nel trecentesco convento di San Francesco, è tra i più rinomati musei di tutta la Puglia e del Meridione. E’ disposto su tre piani: al piano terra viene illustrato il territorio, la civiltà agricola e pastorale. Qui sono stati sistemati i manufatti più pesanti, tra cui la vasca per la molitura delle olive, il torchio per l’uva, il “pagliaro” e la “calichera”, le tipiche costruzioni garganiche in muratura. Al primo piano vengono descritti i pellegrinaggi, il ciclo umano e i mestieri; al secondo, infine, sorge la sala polivalente. Pannelli ed audiovisivi risultano di valido supporto al visitatore, mettendolo in rapido contatto con i riti, le usanze, i lavori e tutto quanto connesso alla cultura del Gargano,
dove le tradizioni sono ancora vive, come confermato dalla numerosa presenza sul territorio di formazioni folcloristiche e di gruppi di danza e canto popolare. A Monte Sant’Angelo infine è ancora fervida la tradizione dei costumi popolari garganici di fine Ottocento.